Come fai a tenere insieme una base elettorale estremamente frastagliata formata da femministe, immigrati, lgbtq, operai, nostalgici del comunismo, islamici, climafobici, anticapitalisti ecc...? Molto semplice, gli dai in pasto un nemico comune! Ed il nemico perfetto negli anni '20 del 2000 è il fascismo, un concetto sufficientemente reale da risultare credibile e sufficientemente fumoso da adattarsi ad ogni situazione.

Nel panorama politico italiano contemporaneo c'è un fenomeno difficile da ignorare: il fascismo, pur essendo storicamente concluso da oltre ottant'anni, continua a occupare uno spazio enorme nel dibattito pubblico, soprattutto a sinistra. Non solo come riferimento storico, ma come presenza costante, evocata, denunciata, spesso gridata nelle piazze.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: perché? È davvero una minaccia così concreta nel 2026 oppure si è trasformato in qualcos'altro? Sempre più osservatori iniziano a propendere per una seconda ipotesi: il fascismo, più che un pericolo reale, è diventato uno strumento politico estremamente efficace. Un collante. E forse il più potente a disposizione della sinistra.
Il fascismo come collante politico, utile perché vago
Il primo punto da chiarire è semplice: per funzionare come elemento aggregante, un ''nemico'' deve essere riconoscibile ma anche sufficientemente indefinito. Il fascismo oggi soddisfa perfettamente entrambe le condizioni.
Da un lato esiste ancora in forma residuale: piccoli gruppi nostalgici, simboli, qualche organizzazione marginale. Dall'altro lato, però, è diventato un concetto elastico, spesso utilizzato per indicare tutto ciò che viene percepito come ''di destra'', ''autoritario'' o semplicemente ''non allineato''.
Questo lo rende perfetto. Perché? Perché permette di unire persone diversissime tra loro senza costringerle a trovare un accordo su temi concreti. Non serve una visione comune del lavoro, dell'economia o dell'immigrazione. Basta essere ''contro il fascismo''.
Una sinistra frammentata che ha bisogno di un punto fermo
Uno dei problemi strutturali della sinistra italiana è la sua composizione estremamente eterogenea.
Un mosaico difficile da tenere insieme
All'interno dello stesso spazio politico convivono operai, attivisti per i diritti civili, ambientalisti, femministe, studenti, disoccupati, comunità LGBTQ+, immigrati e molte altre realtà. Gruppi che spesso hanno priorità, interessi e visioni del mondo profondamente diverse.
Tenere insieme un blocco sociale così variegato è complicato. In assenza di un progetto politico forte e condiviso, il rischio di frammentazione è altissimo.
Il nemico comune come soluzione più semplice
Ed è qui che entra in gioco il meccanismo più antico della politica: creare coesione attraverso l'opposizione.
Non potendo più contare su grandi ideologie unificanti come nel Novecento, resta una strada più immediata: identificare un nemico comune. Il fascismo svolge perfettamente questo ruolo. Non divide nessuno all'interno dell'elettorato di sinistra, non crea attriti interni e permette a tutti di sentirsi parte della stessa ''battaglia''.
Piazze piene, ma contenuti vuoti?
Negli ultimi anni si è assistito a numerose manifestazioni incentrate sull'antifascismo. Cortei, slogan, mobilitazioni che spesso hanno avuto una grande partecipazione.
Ma c'è un dettaglio che ha iniziato a far discutere: il livello di consapevolezza di chi partecipa.
Le interviste virali e il cortocircuito
Sono diventati virali diversi video di creator e tiktoker che intervistano manifestanti durante questi eventi. La domanda è sempre la stessa: ''Cos'è il fascismo oggi?''
Le risposte, in molti casi, sono state vaghe, confuse o completamente assenti. Persone che partecipano a cortei, urlano slogan, ma non riescono a definire con precisione ciò contro cui stanno protestando.
Questo non significa che tutti i manifestanti siano inconsapevoli, ma il fenomeno esiste ed è evidente. Ed è indicativo: quando un concetto diventa così centrale ma allo stesso tempo così sfumato, significa che sta funzionando più come simbolo che come idea concreta.
Il potere dello slogan
Uno slogan semplice, ripetibile e emotivamente forte ha un impatto enorme. ''No al fascismo'' è uno di questi. Non richiede spiegazioni, non obbliga a entrare nel merito, non espone a contraddizioni interne.
È immediato. E proprio per questo potentissimo.
Il fascismo come ''nemico perfetto''
Non tutti i nemici funzionano allo stesso modo. Alcuni creano divisioni interne, altri rischiano di alienare parti dell'elettorato. Il fascismo, invece, ha caratteristiche uniche.
Non costa nulla politicamente
Prendere posizione contro il fascismo non comporta alcun rischio elettorale all'interno della sinistra. Non esiste una fetta significativa del suo elettorato che si senta colpita o messa in discussione.
Al contrario, rafforza l'identità del gruppo.
È reale, ma marginale
Il fascismo esiste ancora, ma in forma estremamente limitata. Questo lo rende perfetto: abbastanza reale da essere credibile, ma troppo debole per rappresentare una vera minaccia politica.
In altre parole, è un nemico che non può vincere. E quindi può essere combattuto all'infinito.
Non crea contraddizioni interne
Se il ''nemico'' fosse, ad esempio, la criminalità urbana legata a contesti di immigrazione, la situazione sarebbe molto più complicata. Entrerebbero in gioco tensioni interne, contraddizioni, conflitti tra valori diversi.
Il fascismo evita tutto questo. È un bersaglio sicuro.
Storia e propaganda: il nemico come strumento di controllo
Quello che osserviamo oggi non è un'anomalia. È un meccanismo ricorrente nella storia.
Un modello antico quanto la politica
Dai regimi autoritari alle democrazie moderne, l'identificazione di un nemico comune è sempre stata una leva fondamentale per creare coesione.
Durante la Guerra Fredda, ad esempio, la contrapposizione tra blocchi ha rafforzato identità e appartenenze. Anche in contesti democratici, la politica utilizza spesso dinamiche simili, seppur in forme meno estreme.
Il caso emblematico di ''1984''
Il romanzo ''1984'' di George Orwell descrive un mondo in cui il potere mantiene il controllo attraverso una guerra permanente contro un nemico che cambia continuamente [2].
La logica è semplice: mantenere la popolazione in uno stato di mobilitazione costante, evitando che si concentri su problemi interni o contraddizioni del sistema.
Ovviamente la realtà italiana è ben diversa da quella distopica immaginata da Orwell, ma il principio psicologico alla base – la funzione del nemico come elemento di coesione – resta sorprendentemente attuale.
Media, narrazione e amplificazione
Un altro elemento fondamentale è il ruolo dei media.
La costruzione dell'urgenza
Giornalisti, opinionisti e attivisti contribuiscono a mantenere alta l'attenzione sul tema del fascismo. Inchieste, articoli, reportage: tutto concorre a creare la percezione di un fenomeno sempre presente e potenzialmente pericoloso.
Questo non significa che il lavoro giornalistico sia inutile o strumentale, ma è innegabile che la copertura mediatica influisca sulla percezione della realtà.
Quando la percezione supera i numeri
Se un fenomeno viene raccontato costantemente, finisce per apparire più grande di quanto sia realmente. È un effetto noto: la visibilità genera importanza percepita.
E così anche gruppi marginali possono diventare centrali nel dibattito pubblico.
Conclusione: ossessione o strategia?
Alla luce di tutto questo, la domanda iniziale trova una risposta meno ideologica e più strutturale.
La centralità del fascismo nel discorso politico della sinistra non è solo una questione di memoria storica o di vigilanza democratica. È anche – e forse soprattutto – uno strumento estremamente efficace per creare coesione in un campo politico frammentato.
Un nemico perfetto: riconoscibile, poco rischioso, emotivamente potente e politicamente conveniente.
Il problema nasce quando questo meccanismo prende il sopravvento sulla discussione concreta dei problemi reali. Quando lo slogan sostituisce il contenuto. Quando si scende in piazza senza sapere esattamente perché, se non per ripetere un messaggio ormai automatico.
In quel momento, più che di lotta politica, si rischia di parlare di rituale. E i rituali, per quanto potenti, raramente bastano a governare la complessità del presente.
Fonti
Fascismo - Wikipedia [1]
1984 di George Orwell - Wikipedia [2]
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Vedi anche: SEI MILIONI DI POVERI IN ITALIA E IL GOVERNO PENSA AL RIARMO »
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