Uno Studio del 2018 Pronosticava lo Scioglimento dell'Antartide entro il 2023 ma e' Avvenuto il Contrario

Fonte: Boorp
Pubblicato il: 25/06/2024
Categoria: SCIENZA
Web Archive è una sorta di registro di Internet dove si possono reperire articoli o pagine web che per un motivo o per l'altro sono andate perdute o sono state cancellate dai siti ufficiali. Dopo il tweet del 2018 di Greta Thunberg che prevedeva la fine del mondo intorno al 2023, cancellato dalla stessa qualche mese fa visto che siamo ancora vivi, adesso è il turno di analizzare ...

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... un simpatico articolo ''scientifico'' del 2018 intitolato ''Top Climate Scientist: Humans Will Go Extinct if We Don't Fix Climate Change by 2023'' che riportava le previsioni catastrofiche di James Anderson, professore di chimica atmosferica dell'Università di Harvard. Anderson avvertiva che il cambiamento climatico avrebbe portato all'estinzione dell'umanità se non avessimo smesso di usare combustibili fossili entro i successivi cinque anni. Tuttavia, le sue previsioni non si sono avverate manco per nulla. Contrariamente a quanto previsto, l'Antartide ha stabilito il record negativo di temperatura degli ultimi decenni con quasi -80°C e con il ghiaccio che è più esteso oggi di 32 anni fa.

Vista la perfetta concomitanza di date viene da pensare che la Thunberg abbia preso spunto dagli studi di questo professore di Harvard per il il suo famoso tweet.


L'Antartide: un caso emblematico


La previsione del 2018
Secondo Anderson, entro il 2022 non ci sarebbe stato più ghiaccio permanente nell'Artico e l'Antartide sarebbe stata sul punto di sciogliersi completamente. Le sue affermazioni erano supportate da dati che mostravano un rapido aumento delle temperature globali, in gran parte attribuito alle emissioni di carbonio delle principali industrie dei combustibili fossili. Anderson sosteneva che senza un intervento drastico e immediato, la situazione sarebbe diventata irreversibile.

La realtà del 2023
Contrariamente a queste previsioni, nel 2023 l'Antartide ha registrato livelli record di ghiaccio e temperature eccezionalmente basse, fenomeni che non si vedevano da quasi mezzo secolo. Questi dati dimostrano che, nonostante le preoccupazioni più o meno legittime riguardo al cambiamento climatico, le previsioni catastrofiche possono essere errate e la scienza del clima non è immune da errori, anche la scienza moderna.

Vedi anche: Greta Thunberg cancella il tweet del 2018 che prevedeva la Fine del Mondo entro il 2023 »

Le implicazioni degli errori


La percezione pubblica e la credibilità scientifica
Gli errori nelle previsioni climatiche possono avere ripercussioni significative sulla percezione pubblica della scienza del clima. Quando le previsioni non si avverano, la credibilità degli scienziati e delle loro ricerche può essere messa in discussione. Questo può portare a una diminuzione del sostegno pubblico per le politiche ambientali necessarie e a un aumento dello scetticismo riguardo alla realtà del cambiamento climatico.

La necessità di un approccio cauto
La scienza del clima è un campo complesso e in continua evoluzione. È essenziale che gli scienziati comunichino le loro scoperte e previsioni con cautela, riconoscendo l'incertezza intrinseca delle loro proiezioni. L'eccessiva drammatizzazione o l'adozione di toni apocalittici possono danneggiare la causa ambientale più di quanto possano aiutarla.



Conclusioni


Una lezione da imparare
Il caso delle previsioni fallite sull'Antartide nel 2018 serve da monito sui rischi di fare affermazioni troppo definitive nel campo della scienza del clima. È fondamentale continuare a studiare e monitorare i cambiamenti climatici con rigore scientifico, ma è altrettanto importante comunicare i risultati in modo equilibrato e responsabile. Solo così possiamo sperare di mantenere la fiducia del pubblico e ottenere il sostegno necessario per affrontare le sfide ambientali globali.

Vedi anche: UNO STUDIO SOMONTA LA TEORIA ANTROPICA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO »






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